.
Annunci online

ctasinistra
Catania a Sinistra

iscriviti alla mailing list invia una mail con oggetto "ISCRIZIONE" all'indirizzo ctasinistra@tiscali.it


8 giugno 2007

new!
ARIA FRITTA
G8, una soluzione per tutte le stagioni
 

Alla fine, dal G8 arriva un compromesso per una «riduzione sostanziale», ma non quantificata, delle emissioni di gas serra responsabili dei cambiamenti climatici. Come dire, «non vi preoccupate, prima o poi lo faremo, ma chi lo sa quando e come». In realtà ci sono alcuni importanti distinguo politici sul versante europeo, dal momento che l'unilateralista Bush è stato costretto alle corde e ha dovuto accettare, almeno sulla carta, che nei prossimi anni sia l'Onu la sede principale del negoziato sul clima.

In questo modo la cancelliera tedesca Angela Merkel, padrona di casa, ottiene quello che pensa «l'accordo più avanzato possibile» e salva la faccia di fronte al mondo, di fatto mostrando come sul clima l'Ue la pensi ancora in maniera diversa dagli Stati uniti. Nulla di nuovo rispetto alle dinamiche del passato e alle posizioni dei vari paesi. Però per una volta va registrata una prova di forza politica europea, che poteva facilmente capitolare di fronte all'arroganza americana, come tante altre volte è accaduto negli ultimi negoziati internazionali.

Oltre all'impegno sulla necessità di una riduzione «sostanziale» dei gas serra, pure senza obiettivi vincolanti specifici, il comunicato finale del vertice prevede l'impegno di Usa e Russia a considerare seriamente l'intenzione dei paesi europei, sostenuti anche da Canada e Giappone, a dimezzare entro il 2050 le proprie emissioni di gas serra. La distanza politica tra le due sponde dell'Atlantico aumenta vistosamente e si apre lo scenario su uno scontro finale che però dovrebbe avvenire nell'ambito delle ambito Nazione unite. La Merkel ha sottolineato con nettezza come per gli europei l'Onu sia la sola sede adatta per un tale negoziato, nonostante l'inclusione nel processo negoziale di una conferenza tra i principali paesi emettitori di gas serra che Bush ha voluto e ottenuto, strumentalmente, per cercare di sottrarre i paesi emergenti alla tentazione di seguire l'esempio «virtuoso» dato dalla vecchia Europa. Il processo dovrebbe partire subito, già dalla prossima conferenza sul clima prevista entro la fine del 2007 a Bali, in Indonesia, per poi chiudersi entro il 2009. Allora si avrà un nuovo protocollo alla Convenzione delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici, che sostituirà il protocollo di Kyoto in scadenza entro il 2012.

L'accordo di Heiligendamm dovrebbe evidenziare come il nuovo regime post-Kyoto miri ad includere obiettivi di riduzione vincolanti per tutti i paesi. Questo si è raggiunto con un pressing senza precedenti sulla delegazione americana, che secondo fonti interne si è trovata spiazzata e irritata di fronte all'insistenza dei diplomatici tedeschi. Delude, invece, l'assenza di un obiettivo chiaro sulla stabilizzazione della temperatura media del pianeta. Tutto il G8, incluso quel negazionista storico dei cambiamenti climatici che è Bush, ha preso atto della gravità della situazione come descritta recentemente negli scenari dell'autorevolissimo Ipcc, il consesso mondiale degli scienziati climatici in ambito Nazioni unite, ma manca il riferimento esplicito al bisogno di contenere l'aumento della temperatura del pianeta sotto i due gradi centigradi, pena il probabile superamento di un punto di non ritorno e una catastrofe climatica. Alcune ong ambientaliste tirano un sospiro di sollievo - poteva essere una vera Caporetto - ma Greenpeace attacca lo stesso la Merkel per aver fallito proprio sull'obiettivo più importante, e Friends of the Earth parla di un accordo magro. Contenere l'aumento della temperatura entro i due gradi vorrebbe dire per il ricco Nord un taglio delle emissioni dell'80% entro il 2050, una vera rivoluzione economica ed energetica, impensabile per il G8.

Nel frattempo si sono abbassati i toni nello scontro tra Putin e Bush sull'allargamento dello scudo stellare ad est e sulla corsa agli armamenti. Emerge una rassicurante intesa tra i due paesi sull'installazione di una base radar comune in Azerbaigian, per vigilare sull'Iran e controllare le risorse petrolifere nell'area del Caspio.

Non manca il solito richiamo del G8 al rilancio del negoziato di Doha sulle liberalizzazioni commerciali, negoziato che langue da tempo nell'ambito dell'Organizzazione mondiale del commercio proprio a causa dell'intransigenza del G8 di fronte alle richieste del sud del mondo. Infine, è singolare come il G8 cerchi di ritrovare una legittimità attraverso una finta apertura alle economie emergenti, che oggi saranno presenti al vertice. Parte il «processo di Heiligendamm», un dialogo organico con questi paesi su temi economici, climatici ed energetici, che si chiuderà nel 2009 sotto la presidenza italiana del G8, ma senza concedere pieno status di membri del club a Cina, India, Brasile, Sud Africa e Messico.

di Antonio Tricarico (Crmb/Mani Tese)

dal manifesto




permalink | inviato da gigisavoca il 8/6/2007 alle 17:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
  
Cerca

Feed

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 1 volte